A volte questo pensiero si insinua quasi senza farsi notare. Per esempio al supermercato, quando la fila non si muove, mentre il telefono vibra per la quinta volta. Oppure la sera, quando finalmente i bambini si addormentano, apri il computer pensando di rispondere solo a due messaggi di lavoro, ma poi ti aspettano ancora una montagna di bucato e una bolletta non pagata sul bancone della cucina.
All’apparenza riesci ancora a fare tutto normalmente, a rispondere ai messaggi e persino a sorridere. Dentro, però, tutto si accumula lentamente. Forse sei stanca da molto tempo. Forse c’è qualcosa che ti preoccupa e di cui non parli con nessuno. O forse è semplicemente da troppo tempo che non hai un momento in cui stare da sola con te stessa.
Quando “non ce la faccio più” non è pigrizia, ma un campanello d’allarme
La sensazione di essere sopraffatti raramente compare senza motivo. A volte si accumula lentamente. Giorno dopo giorno rispondi ai messaggi, risolvi problemi al lavoro, ti prendi cura degli altri, cerchi di gestire la casa, le relazioni e le finanze. E nel frattempo magari continui a ripeterti che non è poi così grave, che altri hanno ancora più cose da affrontare o che devi solo resistere ancora un po’.
Poi qualcuno al lavoro ti fa ancora una volta una domanda del tutto normale e ti viene quasi da piangere. Tuo figlio rovescia il succo. Il tuo partner ti fa notare che ultimamente sei distante. Nessuna di queste cose, presa singolarmente, è davvero grave, ma hai la sensazione che sia proprio quella goccia che farà traboccare il vaso.
Il sovraccarico può manifestarsi con facilità al pianto, irritabilità, senso di vuoto, irrequietezza, difficoltà a dormire o con la sensazione di non riuscire più a svolgere nemmeno le attività più semplici.
Non cercare subito una risposta a tutto
Quando siamo in difficoltà, può sembrarci di dover risolvere tutto nello stesso momento: un problema al lavoro, la tensione a casa, la mancanza di sonno, i soldi, il futuro. Proprio per questo la sensazione di impotenza può aumentare ancora più rapidamente. In un momento del genere non hai bisogno di un piano perfetto per il prossimo anno.
Hai bisogno del prossimo passo possibile. Di qualcosa che puoi fare oggi.
Può essere un bicchiere d’acqua e cinque minuti senza telefono. Può essere un messaggio a una persona di cui ti fidi: “Oggi sto davvero male. Puoi semplicemente ascoltarmi un po’?” A volte il passo successivo può essere anche rimandare un impegno o concederti di piangere senza sentirti in dovere di chiedere scusa.
Piangere non è un fallimento. A volte è il modo in cui il corpo libera una tensione che per troppo tempo non ha potuto esprimere.
Cosa puoi fare quando tutto diventa troppo
I passi che seguono non sono una soluzione magica. Possono però offrirti un sostegno quando senti di non avere più spazio dentro di te.
| Quando ti accorgi che… |
Prova prima a… |
Perché può essere utile |
| I pensieri corrono in tutte le direzioni |
Scrivi su un foglio le tre cose che in questo momento ti pesano di più. |
Quando le preoccupazioni prendono forma, non devi più tenerle tutte nella testa. |
| Ogni piccola cosa ti fa perdere l’equilibrio |
Riduci gli stimoli: disattiva le notifiche, spostati in un’altra stanza oppure esci per qualche minuto a prendere aria. |
In un momento del genere, di solito hai bisogno di meno rumore, non di ancora più informazioni. |
| Ti sembra che gli altri si aspettino troppo da te |
Scegli una cosa che oggi puoi rimandare, delegare o alla quale puoi dire di no. |
Porre un limite non significa rifiutare gli altri, ma proteggere la tua energia. |
| Non vuoi essere un peso per nessuno |
Di’ a una persona di cui ti fidi che non hai bisogno di una soluzione, ma semplicemente di essere ascoltata. |
Quando diamo voce a ciò che ci fa stare male, spesso il peso diventa meno opprimente e ci sentiamo meno soli. |
| Ti senti in colpa quando riposi |
Considera il riposo un bisogno fondamentale, non una ricompensa da concederti solo dopo aver portato a termine tutto alla perfezione. |
Non possiamo creare energia dal nulla. |

Cosa puoi fare nei prossimi dieci minuti
Quando siamo sopraffatti, anche il consiglio «rilassati» può sembrare un altro compito che non riusciamo a svolgere. Per questo scegli una sola cosa dall’elenco. Non devi fare nulla alla perfezione. Si tratta semplicemente di una breve pausa prima di andare avanti.
| Pratica delicata |
Come puoi provarla |
Quando è particolarmente utile |
| Espirazione lenta e prolungata |
Inspira comodamente per circa quattro secondi, poi espira senza sforzo per circa sei secondi. Continua da uno a cinque minuti. Se avverti disagio o capogiri, torna a respirare normalmente. |
Quando noti che i pensieri corrono, senti tensione o il respiro diventa superficiale. |
| Orientarsi nello spazio |
Guardati lentamente intorno e nomina cinque cose che vedi. Poi nota quattro cose che stai toccando e tre suoni che riesci a sentire. |
Quando ti senti distante, dispersa o intrappolata nelle preoccupazioni. |
| Contatto e sostegno |
Siediti in modo da sentire il pavimento sotto i piedi. Appoggia le mani sul petto, sull’addome o sulle cosce. Per qualche istante limitati a percepire il contatto e il sostegno sotto di te. |
Quando hai bisogno di sentirti di nuovo un po’ più stabile e presente, non di nuove informazioni. |
| Calore e cura di base |
Preparati una bevanda calda, copriti, mangia qualcosa di semplice oppure lavati il viso con acqua calda. |
Quando sei esausta e anche prenderti cura di te sembra troppo impegnativo. |
| Voce ed espirazione |
Canta piano, canticchia una melodia oppure leggi ad alta voce qualche frase. Non come una tecnica che deve per forza «funzionare», ma come un breve momento di contatto con la tua voce e il tuo ritmo. |
Quando sei sola e desideri interrompere delicatamente la tensione interiore. |
Per quanto riguarda la respirazione, vale una regola semplice: meno è meglio. Non è necessario forzare il respiro, trattenerlo o trasformarlo in un esercizio impegnativo. In uno studio randomizzato, brevi esercizi di respirazione strutturata praticati quotidianamente hanno migliorato l’umore e ridotto l’attivazione fisiologica; particolarmente promettenti sono risultate le pratiche che ponevano l’accento su un’espirazione più lunga. Può essere un piccolo sostegno utile, ma non sostituisce un trattamento professionale quando il disagio è grave o persiste nel tempo. [2]
Se gli esercizi che prevedono di chiudere gli occhi, concentrarti sul respiro o rimanere immobile non fanno per te, non forzarti. Per alcune persone può essere più piacevole fare una passeggiata, guardare fuori dalla finestra, toccare un oggetto freddo, svolgere una semplice attività manuale oppure parlare con qualcuno. Non esiste un unico modo di ritrovare la calma.
Che ruolo ha il nervo vago in tutto questo?
Quando siamo sotto pressione, non viviamo lo stress soltanto nella nostra mente. Lo vive anche il corpo. Il cuore può battere più velocemente, la respirazione può diventare più superficiale, i muscoli si tendono, la digestione cambia e l’attenzione si concentra su tutto ciò che potrebbe andare storto. Tutto questo fa parte del funzionamento del sistema nervoso autonomo, che regola automaticamente numerose funzioni del nostro organismo.
Anche il nervo vago fa parte di questo sistema. È un nervo importante che collega il cervello a diversi organi, tra cui il cuore, i polmoni e l’apparato digerente.
È una componente fondamentale del sistema nervoso parasimpatico, spesso definito in modo semplificato come il sistema del “riposo e digestione”. Questo sistema agisce come contrappeso alla risposta di “lotta o fuga”, che si intensifica quando percepiamo pericolo, fretta o sovraccarico. [1]
Per questo lo stress prolungato non è soltanto il pensiero: “È tutto troppo”. Possiamo sentirlo come un nodo allo stomaco, difficoltà a espirare, battito accelerato, irrequietezza o una sensazione di totale esaurimento. Quando siamo sotto pressione per molto tempo, il corpo può rimanere in uno stato di allerta anche quando vorremmo semplicemente sederci e respirare.
Il nervo vago non è un pulsante magico che possiamo “resettare” in pochi secondi. Non può sostituire il sonno, un ritmo di vita meno frenetico, una conversazione sincera o il supporto di un professionista. Una breve passeggiata, una respirazione più lenta o qualche minuto trascorso tranquillamente seduti forse non risolveranno tutto, ma possono almeno aiutare il corpo a rallentare per qualche minuto.
Una domanda che vale la pena porsi in modo diverso
Invece di chiederti: “Come posso resistere ancora di più?”, prova a chiederti:
“Che cosa, ultimamente, mi sta togliendo più energie?”
La risposta non è sempre evidente. Forse non è soltanto la quantità di lavoro a esaurirti. Forse è la sensazione di dover essere sempre disponibile. Forse è una relazione in cui non riesci a rilassarti. Forse è una tristezza che non hai avuto il tempo di sentire davvero. Forse è il continuo confronto con gli altri. O forse ti mancano il sonno, la vicinanza fisica, il movimento, la tranquillità o la sensazione che ciò che fai abbia un senso.
Quando riconosciamo ciò che ci svuota, diventa più facile chiederci anche che cosa, almeno un po’, ci ricarica. Non deve necessariamente essere qualcosa di grande. A volte è una passeggiata senza una meta. Un caffè bevuto in tranquillità. Una musica che ci fa respirare in modo diverso. Un’ora senza impegni. Una conversazione in cui non dobbiamo fingere che vada tutto bene.
Per concludere
Oggi forse non risolverai tutti i tuoi problemi e domani probabilmente non ti sveglierai piena di energia. Forse per un po’ non saprai ancora come andare avanti. Non è piacevole, ma è umano.
Non devi dimostrare di riuscire a fare tutto. In realtà, le superdonne non esistono. Esistono però donne che si sono caricate sulle spalle così tante cose da abituarsi a vivere con la sensazione di dover riuscire a gestire tutto. Il lavoro, i figli, le relazioni, la casa, gli impegni, le aspettative degli altri e, spesso, anche il prendersi cura di tutti quelli che hanno intorno. E da qualche parte, nel mezzo di tutto questo, dimenticano se stesse.
È proprio per questo che scrivo questo articolo. Perché intorno a me vedo tantissime donne capaci, forti e generose che portano sulle proprie spalle davvero tanto. E sarebbe un peccato che, per la convinzione di dover fare tutto da sole, finissero lentamente per compromettere la propria salute mentale e fisica.
Viviamo in un’epoca in cui l’indipendenza è diventata quasi una misura della forza. Come se chiedere aiuto significasse non essere abbastanza capaci. Come se dovessimo avere sempre tutto sotto controllo. E come se ammettere “non ce la faccio più da sola” fosse un segno di debolezza.
Ma non lo è.
A volte è molto più difficile ammettere che qualcosa è diventato troppo pesante che stringere i denti e andare avanti. Chiedere aiuto, rinunciare a qualcosa, ridimensionare le proprie aspettative o semplicemente dire «oggi non ce la faccio» non significa essere deboli. Significa aver riconosciuto i propri limiti. Per cominciare, quindi, fai una sola cosa che possa rendere la tua giornata di oggi almeno un po’ più leggera. Non devi risolvere tutto in una volta.
E quando compare la frase
“non ce la faccio più”, prendila sul serio. Non perché significhi una sconfitta, ma perché forse sta cercando di dirti qualcosa di molto più importante:
“non devi più portare tutto da sola.”
Questo articolo ha finalità di supporto e sensibilizzazione. Non sostituisce una valutazione professionale individuale né un intervento di emergenza.Domande frequenti
È normale avere la sensazione di non farcela più, anche se non è successo nulla di particolare?Sì. A volte non si tratta di un unico grande evento, ma dell’accumularsi di tante piccole cose: dormire male, preoccupazioni, tensioni in una relazione, troppo lavoro e troppo poco tempo per te stessa. Il corpo e la mente non tengono un registro preciso di ciò che rappresenta un motivo “abbastanza importante”. Se stai attraversando un momento difficile, questo è già un motivo sufficiente per fermarti e chiederti di cosa hai bisogno.
Come posso dire a una persona cara che per me è diventato tutto troppo?Non serve trovare parole perfette o particolarmente sagge. Puoi dire: “Oggi sono davvero al limite e non ho bisogno di consigli, vorrei solo che mi ascoltassi un po’.” Oppure: “Puoi occuparti tu di questa cosa oggi? Non riesco a fare tutto.” Più la richiesta è concreta, più sarà facile per l’altra persona capire di cosa hai bisogno.
Fonti
[1] Vagus Nerve: What It Is, Function, Location & Conditions | Cleveland Clinic
[2] Brief structured respiration practices enhance mood and reduce physiological arousal