Intelligenza artificiale e psicologia
15.07.2026 | Lettura: 5 min

Intelligenza artificiale e cervello: Come l'AI (ChatGPT, Claude, Google Gemini) sta cambiando il modo di pensare, apprendere e prendere decisioni

Ogni giorno utilizziamo strumenti di AI, come Claude, per scrivere, cercare informazioni e prendere decisioni, ma raramente ci chiediamo cosa questo stia facendo al nostro cervello. Negli ultimi due anni gli scienziati hanno iniziato a misurarlo, e i risultati sono sorprendentemente concreti.

Cosa fa l'intelligenza artificiale al nostro cervello

Il cervello si adatta agli strumenti che utilizziamo, proprio come un tempo si è adattato alla scrittura e alla calcolatrice. Con l'AI questa adattazione è più rapida e più profonda, perché lo strumento non svolge un solo compito, ma interviene nel nucleo stesso del pensiero: il ragionamento, la memoria e il processo decisionale.

La scoperta chiave della scienza: i ricercatori del MIT Media Lab (Kosmyna et al., 2025) nello studio "Your Brain on ChatGPT" hanno monitorato 54 partecipanti per quattro mesi con un dispositivo EEG durante la scrittura di saggi. Il gruppo che scriveva in modo completamente autonomo mostrava la connettività più forte tra le aree cerebrali deputate alla memoria e al ragionamento. Il gruppo che utilizzava ChatGPT ha evidenziato la connettività più debole, ricordava peggio il proprio testo e riferiva un minor senso di proprietà su ciò che aveva scritto. I ricercatori definiscono questo fenomeno "debito cognitivo": un sollievo a breve termine che nel lungo periodo presenta il suo conto.
 
Interessante: quando i partecipanti scrivevano prima da soli e solo successivamente ottenevano accesso all'AI, la loro attività cerebrale rimaneva elevata. L'ordine conta quindi: prima la competenza, poi lo strumento.

 

Come l'AI sta cambiando l'apprendimento


L'AI consente un accesso più rapido alla conoscenza e una spiegazione personalizzata per ogni individuo, il che rappresenta un grande vantaggio, soprattutto con argomenti complessi. Il prezzo è il cosiddetto alleggerimento cognitivo: quando lo strumento compie lo sforzo mentale al posto nostro, il cervello semplicemente non lo allena.

La soluzione non è disconnettersi dalla tecnologia, ma usarla nel modo giusto: l'AI come interlocutore per la comprensione è utile, mentre l'AI come scorciatoia verso la risposta già pronta indebolisce nel lungo periodo il pensiero autonomo.

 

Come l'AI sta cambiando il processo decisionale

Una ricerca di Microsoft Research e dell'Università Carnegie Mellon (Lee et al., 2025), che ha coinvolto 319 lavoratori d'ufficio e quasi 1.000 casi di utilizzo dell'AI sul lavoro, ha evidenziato uno schema chiaro: più una persona si fidava dell'AI, meno ne verificava le risposte. Chi invece aveva un'elevata fiducia nelle proprie competenze professionali controllava e integrava sistematicamente i suggerimenti dell'AI.

Un fenomeno analogo, il cosiddetto bias da automazione, è stato confermato anche in ambito sanitario. In uno studio tedesco (Kücking et al., 2024), 210 operatori sanitari hanno diagnosticato complicazioni con l'ausilio di un sistema AI che, in metà dei casi, forniva deliberatamente consigli errati. I partecipanti meno esperti lo seguivano più spesso ciecamente, mentre i medici più esperti individuavano l'errore con maggiore prontezza.
 
Buona notizia: una ricerca internazionale con 9.000 partecipanti (Horowitz e Kahn, 2024) mostra che nelle decisioni ad alto rischio siamo naturalmente più critici nei confronti dei suggerimenti dell'AI; il problema riguarda soprattutto le decisioni di routine, quelle "poco importanti", dove l'attenzione cala più rapidamente.

 

Come mantenere una mente lucida usando l'AI

  • Provate prima da soli, poi verificate con l'AI: l'ordine influisce su quanto il cervello apprende davvero.
  • Controllate sempre la risposta, anche quando sembra convincente, soprattutto nelle decisioni importanti.
  • Allenate regolarmente il "pensiero lento" senza assistenza: leggere, scrivere a mano, risolvere problemi a mente.
  • Siate consapevoli del vostro livello di fiducia nell'AI: più è alto, meno siamo critici, come dimostrano le ricerche.
  • Usate l'AI come interlocutore, non come un'autorità da seguire senza riflettere.


Domande frequenti sull'intelligenza artificiale e il cervello

L'intelligenza artificiale danneggia davvero il cervello?
Non nel senso di un danno permanente, ma indica chiaramente un cambiamento nei pattern di funzionamento. Le ricerche (ad es. MIT Media Lab, 2025) registrano una minore attività nelle aree deputate alla memoria e al ragionamento in caso di uso frequente dell'AI, il che nel lungo periodo può indebolire il pensiero autonomo, se non viene bilanciato da un proprio sforzo mentale.
L'uso dell'AI nell'apprendimento è dannoso?
Non necessariamente: dipende dal modo in cui viene utilizzata. Un'AI che ci aiuta a comprendere il contenuto, che poi elaboriamo autonomamente, rafforza l'apprendimento. Un'AI che ci fornisce semplicemente la risposta finale senza un nostro ragionamento personale, lo indebolisce.
Che cos'è il debito cognitivo?
Il termine, coniato dai ricercatori del MIT, descrive il fenomeno per cui il comfort a breve termine derivante dall'uso dell'AI, risultati più rapidi, minor sforzo,  porta nel lungo periodo a una capacità ridotta di risolvere problemi in modo autonomo e a una memoria più debole del proprio lavoro.
Perché le persone si fidano troppo in fretta dei suggerimenti dell'AI?
Il fenomeno è noto come bias da automazione: la tendenza ad accettare un suggerimento che appare "oggettivo" e sicuro di sé senza verificarlo. Le ricerche mostrano che questo bias è più marcato negli utenti meno esperti e nelle decisioni di routine a basso rischio.
Gli effetti negativi dell'AI sul cervello possono essere invertiti?
I dati preliminari indicano che se una competenza viene appresa prima in modo autonomo e l'AI viene introdotta solo in un secondo momento come supporto all'approfondimento, l'attività cerebrale rimane relativamente elevata. Un uso consapevole e ponderato è la chiave.
Quale gruppo professionale o anagrafico è maggiormente esposto al rischio?
Le ricerche attuali (ad es. Kücking et al., 2024) indicano che al bias da automazione sono più soggetti gli utenti meno esperti e coloro che non hanno ricevuto una formazione specializzata nella valutazione critica dei suggerimenti dell'AI, indipendentemente dall'età.

Sintesi

L'intelligenza artificiale sta indubbiamente cambiando il modo in cui pensiamo, apprendiamo e prendiamo decisioni - e oggi lo confermano ricerche concrete, non mere supposizioni. La domanda non è se l'AI ci stia cambiando, ma come indirizzeremo questo cambiamento. Un uso ponderato e consapevole può trasformare l'AI in un alleato del nostro cervello, anziché in un suo sostituto.

Letteratura
Kosmyna, N. in sod. (2025). Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task. MIT Media Lab, arXiv:2506.08872 (predobjava). media.mit.edu
Lee, H.-P. in sod. (2025). The Impact of Generative AI on Critical Thinking. Microsoft Research & Carnegie Mellon University, CHI 2025. microsoft.com
Kücking, F. in sod. (2024). Automation Bias in AI-Decision Support. Studies in Health Technology and Informatics, 317, GMDS 2024.
Horowitz, M. C. in Kahn, L. (2024). Bending the Automation Bias Curve. International Studies Quarterly, 68(2). doi.org/10.1093/isq/sqae020
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Dominika
Sull’autore
Dominika
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